Misteri di Rosazza: Un viaggio tra simbologie e architetture
La rivista Fenix, nel nr. 38 del Dicembre 2011, ha pubblicato un interessantissimo articolo sui segreti e i misteri che costellano le vie del nostro paese.
Come Pro Loco abbiamo stabilito i contatti con l'autrice dell'articolo, Isabella Dalla Vecchia, che con Sergio Succu gestisce il portale di riferimento Luoghi Misteriosi. Di seguito, riportiamo le parti più interessanti dell'articolo che ci sono state gentilmente concesse. Buona lettura!
Rosazza: Un’incredibile città ricca di segreti
Non ci si può recare a Rosazza come semplici turisti, perché si viene catapultati all’interno di un luogo surreale, carico di simbologie massoniche ed esoteriche. C’è da considerare il fatto che Federico azzardò non poco: demolì la vecchia chiesa, spostò un cimitero e ne costruì una nuova discostandosi dai canoni cristiani, allontanandosi da un facile consenso della curia.
Architettura e occultismo
Secondo quanto descritto dal libro “Il Segreto della Rosa” (Angelo Stefano Bessone e Sergio Trivero), Federico Rosazza e Giuseppe Maffei erano uniti da un legame che andava oltre la semplice amicizia: un sodalizio spirituale, un interesse comune per l’occultismo.
Entrambi partecipavano a sedute spiritiche per evocare le anime dell’aldilà ed essere così guidati per compiere le proprie azioni sulla terra. Il Maffei era fermamente convinto che le nostre scelte e i nostri movimenti fossero guidati da entità superiori, per questo invocava spiriti di un certo livello, del calibro di Dante, Sant’Agostino, Giulio Cesare.
Un percorso iniziatico attorno alla chiesa
Nel portico della chiesa ci sono le statue di marmo di Federico Rosazza, Giuseppe Maffei, Battista Rosazza Bertina e la “donna portatrice”, una donna che trasporta sulle spalle la pietra della fondazione della chiesa. Davanti alla casa parrocchiale, ai lati della porta, sono stati rappresentati Bernardo Zanetto (impresario) e Antonio Gilardi Magnan (assistente ai lavori).
Costeggiando la chiesa sulla destra, ci si immette in un vicolo che, come un tunnel a cielo aperto delimitato dalla chiesa sulla sinistra e da un alto muro sulla destra, ci fa abbandonare alle nostre spalle due importanti simbologie posizionate rispettivamente su due porte: una stella a 5 punte e una svastica. Questa figura, stravolta dai nazisti, nasce come simbolo propiziatorio di buon augurio per le culture indiane, gianitiche, buddiste e induiste e comunque fa interrogare molto sul muro di una chiesa.
Proseguendo si costeggia il perimetro della chiesa, attorno alla cripta sotterranea e tornando verso la piazza principale si percorre un delizioso portico. A metà strada è appoggiato su una panca un bassorilievo di una clessidra, emblema del trascorrere del tempo. Sembra quasi che suggerisca a sedersi e ascoltarne il suo trascorrere, che nel silenzio assoluto, viene percepito dal battito del nostro cuore. Un monito a ricordare che “abbiamo i minuti contati” e ogni secondo è unico perché in quello successivo la terra è già completamente mutata.
Nella piazza principale, di fronte alla chiesa parrocchiale, come un orto magico, spuntano ad ogni angolo frutti esoterici di ogni tipologia e dimensione, rose ed edera che si contorce nell’aria. Essa, presente anche nel cimitero, è simbolo di fedeltà e amicizia perché sa avvolgere qualsiasi oggetto in un abbraccio caldo e soprattutto eterno, essendo oltremodo molto difficile da tagliare. Delizioso è coglierli e assaporare ciò che sanno offrire, sbocciano in ogni angolo come a definire un giardino segreto.
Nel pavimento del sagrato vengono sovente creati disegni con ciottoli bianchi e neri, ricorrenti nei templi massonici e impiegati dai templari, a raffigurazione della dualità di bene e male, di luce ed ombra. Esistono diverse immagini di rituali di iniziazione massonica in cui viene percorsa una scala posizionata a terra. Nel sogno di Giuseppe, uno dei tratti più importanti dell’Antico Testamento, protagonista è la scala percorsa da angeli che salgono e scendono, uomini che ascendono in cielo ed esseri soprannaturali che popolano la terra; essa è di profonda valenza per la Massoneria in quanto mediazione tra il mondo dell’umano e del divino.
L’incredibile simbologia della chiesa parrocchiale
La Chiesa Parrocchiale venne costruita sopra il vecchio cimitero che fu spostato, non senza disappunto, dalla parte opposta del fiume Cervo, collegandolo alla città con un ponte decorato con croci e stelle a 5 punte. Sulla facciata viene curiosamente ricordato non il giorno dell’inaugurazione, ma la data di inizio lavori, il 1876, un errore voluto? Forse l’autentica consacrazione è avvenuta in un altro momento, quello in cui venne posizionata la prima pietra?
L’ultimo gradino della chiesa riporta la scritta “Desiderium peccatorum peribit” (periranno i desideri dei peccatori): la frase rievoca Dio che sconfigge i peccatori ed esalta i Giusti aiutandoli a compiere i loro disegni. Casti avvertimenti, affinché nel percorrere le scale della parrocchiale, prima di accedervi, ci sia consapevolezza dei propri peccati. Sulla facciata risaltano tre piccole aperture, apparentemente decorative, sono i tre puntini massonici che troviamo anche in altri angoli, come ad esempio all’interno della fontana della Pace, a rappresentanza dei tre vertici di una piramide.
Poco più in basso appare lo stemma di Rosazza circondato dall’iscrizione “circumdo vepres astra imitata rosa”, (io, rosa, avvolgo i rovi imitando gli astri). Sopra l’ingresso principale sboccia una rosa aperta da cui esce una croce, dall’indubbio riferimento ai “Rosa Croce”. Essa è circondata da altre rose e stelle a 5 punte, elementi che ritroviamo ovunque, senza che i progettisti si siano risparmiati.
Finalmente varchiamo la soglia. Sopra la nostra testa dilaga un autentico cielo stellato, come un qualsiasi planetario saprebbe ben imitare. Si distingue il grande carro e il piccolo carro, l’orsa maggiore e minore e perfino la via lattea perfettamente rappresentata al cospetto della stella polare, mentre nell’abside brilla in lontananza la Croce del Sud. L’alternanza delle finestre ai lati crea un gioco di luci che rende la volta celeste viva e brillante, una scelta architettonica di grande effetto evocativo. Ci si sente all’aperto, di notte e al buio restiamo immobili in contemplazione a rammentare che anche i templi massonici si distinguono per la volta dipinta di stelle, chiamata Volta Stellata.
L'orso e la Valligiana nel parco comunale
Dalla piazza della parrocchiale si entra nel parco comunale, dove accanto a scivoli ed altalene, campeggiano colonne in veste di rovine di Paestum e uno dei due orsi in pietra locale, reduci da una rovinosa piena del torrente Pragnetta che nel maggio del 1916 inondò i locali del Castello.
Al centro emerge una fontana a cascata, chiamata Fontana della Valligiana. Alla base è appoggiato un lastrone di pietra su cui è scolpita una scritta enigmatica a lettere runiche che sarebbe stata incisa dal Maffei a copia di un’antichissima tavola autentica ritrovata lungo il corso del Rio Cervetto. Nessuno l’ha mai decifrata.
Le fontane “parlanti”
Nel 1872 Federico Rosazza fece realizzare un’impresa idraulica di grande utilità pubblica distribuendo l’acqua in tutto il paese. A questo fece seguire la costruzione di moltissime fontane disseminate per tutto l’abitato, differenti tra loro ma contrassegnate sempre dagli stessi simboli, la rosa e la stella a 5 punte.
Bessone e Trivero le identificano come ”fontane parlanti”, perché oltre alla voce suadente dell’acqua, esse si rivolgono a colui che si disseta con alcune frasi scolpite nella pietra. La fontana abbeveratoio ci dice “Sono onda che disseto - rammentando - il mio autore”, un’altra riporta la scritta “Era smarrita nel creato or mi guida – Rosazza Federico”. Dinnanzi al municipio, nel luogo dove sorgeva la vecchia chiesa, vive la fontana della rosa incorniciata da due colonne con una grande rosa nel mezzo in marmo rosso, una conchiglia in marmo bianco e tre stelle in marmo giallo.
Il municipio e il cimitero
In piazza del Municipio è sita la stessa casa dove Federico Rosazza, è nato e, 86 anni più tardi, è deceduto. La torre ghibellina era un tempo il campanile della vecchia chiesa, demolita nel 1880 e sostituita con la sede del Municipio progettata da Giuseppe Maffei che anche qui trattò le colonne con acido nitrico per ottenere quel senso di “rovinato” e dunque antico.
Nell’acciottolato del pavimento del cimitero sono presenti alcune “lacrime di pietra” distribuite intorno alle panche, simbolo del dolore spesso ricorrente nelle logge massoniche.
